Le Frazioni

Casacca

Il complesso denominato “Casacca” nel Comune di Berceto è costituito dalla connessione di un “palazzo”, una chiesa e sette case, che formano un insieme architettonico omogeneo, tipico esempio di antica dimora appenninica.

L’agglomerato di tali fabbricati è situato nei pressi della frazione di Ghiare, sulla sommità di un colle a cavallo del crinale in posizione estremamente panoramica, la cui scelta è stata senz’altro condizionata da esigenge difensive e di transito.

Già nel II secolo Casacca esisteva ed era inserita in un contesto di “ville” e poderi civilmente organizzati dove trovarono insediamento anche attività artigianali in funzione del continuo transito che vi si svolgeva.

L’importanza del nucleo abitato di Casacca viene confermato dalla sua presenza nella cartografia antica, in particoplare “nell’Atlante Italia” redatto da G. Magini nel 1620

 

antico Borgo di Corchia

L’abitato di Corchia orientato in senso Nord-Sud, è percorso da una strada selciata per tutta la sua estensione.

Gli edifici che compongono il perimetro esterno del borgo, addossati l’uno all’altro creavano una cortina compatta che fungeva da mura difensive.

Elementi di spicco che si impongono sul profilo architettonico del borgo sono il campanile e l’acuta guglia del tiburio dell’antica chiesa parrocchiale.

Poco prima di entrare nell’abitato si osserva, sulla sinistra, la cappelletta ottocentesca del camposanto, caratterizzata da un’articolata facciata decorata a lesene e cornici, recante l’inciso il millesimo: “1867”.

Il primo caseggiato che si incontra sulla sinistra all’ingresso del paese è l’antica residenza della famiglia Corchia, la cui origine risale probabilmente al medioevo. Nel settembre del 2000 il Consiglio Comunale a nome del Comune di Berceto dava il suo assenso alla donazione dell’immobile denominato “Casa Corchia”. Su tale donazione vige la condizione che la casa mantenga la denominazione attuale e che venga destinata a scopi storico-culturali.

Il Forte ottocentesco

Grazie al reperimento di un documento del Regno Unito d’Italia è possibile datare l’inizio dei lavori del “Fortilizio” al 1846. L’opera era stata pensata quale baluardo di controllo della strada della Cisa tra Parma ed il mare; tra due regni diversi: quello di Parma e quello confinante di Pontremoli, Filattiera, Aulla, di competenza di altre casate. Tutti domini unificati dall’Italia Unita.

Nel 2000 il Comune di Berceto ha incaricato l’Arch. Alberto Mambriani della progettazione e direzione lavori di restauro del forte ottocentesco del Poggio di Berceto (lavori che sono ancora in corso).

Passo della Cisa

Questa chiesa sorse per la pietà dei coniugi genovesi Eugenia e Flavio Fasce.

Iniziata nel 1919 fu benedetta il 16 luglio 1922. Fu incoronata e dichiarata santuario il 29 agosto del 1930. Nel 1965 fu scelta quale patrono degli sportivi di tutto il mondo. la chiesa è in provincia di Parma, ma sul confine con Massa Carrara. Stupendo è il panorama che si gode da La Cisa. Il Santuario, autentico gioiello, è meta di numerosi pellegrini edi molti turisti. Può accogliere un centinaio di persone. Il 29 agosto, giorno della festa, richiama molti pellegrini dalle province di Parma, Massa Carrara, La Spezia, Piacenza. Una bella scalinata unisce il santuario alla strada nazionale

Lozzola

Villa che sorge fra scogli e dirupi, a mt. 533 sul livello del mare, sulla costa fra il Manubiola e il Taro. Lozzola ebbe in antico il Castello sorgente sull’alta costa omonima. Fu feudo della Casa San Vitale e Gianquirico, signore di Belforte, ne fu investito il I° febbraio 1312 dal Comune di Parma. I Sanvitale lo possedettero fino al 1733, allorché il Conte Giacomo Antonio Sanvitale lo vendette ai Conti Canossa Cavatorti degli Oddi che lo tennero fino al 1805, anno in cui furono aboliti i feudi per legge napoleonica.

La prima notizia ecclesiastica riguardante questo territorio risale al 1230, desunta dalla nota pergamena di detto tempo, in cui risulta di già esistente una Cappella dipendente dall’antica Pieve di Berceto.

La parrocchia di Lozzola possiede anche l’Oratorio della Natività di Maria Vergine, eretto, nella frazione del Castello in omaggio alla Madonna di Monte Nero, dagli emigranti di questa Villa. Esiste in località La Pietra un oratorio intitolato a San Rocco, eretto circa nel 1860.

Valbona

Toponimo valle buona
rivela una insolita abbondanza, riconosciuta fin dai tempi antichi, nella quale occupano tuttora un ruolo dominante i castagneti distesi lungo le pendici settentrionali del monte Molinatico, a loro volta lambite dal ramo orientale del Manubiola.

Fugazzolo

Posto poco più a sud di Casaselvatica , si sviluppa in due nuclei: uno quasi attaccato alle estreme falde del monte Cervellino, con la sua elegante chiesa riedificata nel sec. XVIII, ed un corteggio di originali esemplari abitativi di architettura spontanea; l’altro è adagiato sulla sinistra del Baganza, e racconta la sua antichità con la severa compostezza dell’oratorio di Sant’Eurosia e con il ponte a Schiena d’asino lanciato a scavalcare il Baganza dal 1551 per raggiungere un mulino ancora in piedi, benché inattivo, mentre un altro mulino più a nord è quasi soltanto un pietoso groviglio di pietre e rovi.

Pagazzano:

Ha visto la signoria dei Sanvitale e dei Tarasconi-Smeraldi, a il suo toponimo compare già in un documento del 17 febbraio 927, a testimonianza dell’antichità di un insediamento collocato in posizione dominante tra Taro e Grontone, ad un’altezza di 700 metri. E’ ricco nella rustica semplicità, di case a balchio, cioè con una rampa di scale in facciata, che porta ad un ingresso qualche volta munito di una loggia a colonne. La chiesa , dedicata all’Assunta risale al sec. XVIII, ma conserva elementi dell’originario impianto medievale

Pietramogolana

Su uno spuntone di roccia quasi a picco sul Taro si stagliano contro il cielo i resti di una rocca risalente al 1240 e oggetto di infinite contese nel corso dei secoli data la sua posizione strategica sulla sponda destra del Taro e dirimpetto alla valle del torrente Mozzola. Il toponimo compare già in un documento del 23 ottobre 674, come Petra Magulana. Scomparsa è l’antica cappella intitolata a San Giovanni Battista, inclusa nella rocca; la chiesa attuale è stata inaugurata nel 1974.

Roccaprebalza
Il paese è accoccolato ai piedi di uno spuntone di roccia serpentina che raggiunge l’ altezza di 574 metri sul livello del mare e che per secoli era coronata da un imprendibile castello, proprietà del vescovo di Parma e poi dei Rossi nel periodo della sua massima imponenza. La chiesa, dedicata a San Biagio, è stata consacrata nel 1932 ed è sorta al posto di quella risalente al sec. XV.

Bergotto

Nel 1312 era feudo dei Sanvitale
e già nel 1230 aveva una cappella dedicata a San Martino (un santo protettore dei viandanti). L’attuale chiesa, edificata nel sec. XVIII, è risorta dopo essere stata incendiata insieme con quasi tutti gli edifici del paese, per rappresaglia, dagli occupanti nazisti nel luglio 1944. Nei dintorni, verso la cresta montuosa ad occidente, hanno sapore di pace antica, il piccolo nucleo di Pelerzo con l’oratorio dedicato al pestifugo San Rocco e, verso Corchia l’isolato oratorio del vincitor del diavolo San Bernardo. Forse come antidoto a streghe e diavoli di cui conserva memoria il folklore locale.

Casaselvatica

Posto sulla sponda destra del Baganza, al confine col Comune di Calestano a cui è appartenuta fino al 1° Gennaio 1892, questa frazione gode (si fa per dire) di antica notorietà per la frana che dal 1547 affligge il suo territorio. Elegante è la sua chiesa dedicata a San Giacomo, riedificata tra 1867 e 1898; di quella primitiva risalente al 1230, si conserva il ricordo in due rudi capitelli trasfomati in acquasantiere. Particolari risultano alcune vecchie case con i muri conci di pietra verdognola (radiolarite)

 

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